Pungetti racconta gara 3

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Di Fabrizio Pungetti
(Ufficio Stampa Legadue)

Si va gara 4, e chi ama il basket è contento: vorrebbe viverne altre 100 di sfide così. Senza mancare di rispetto (anzi, tutt’altro) all’amarezza del club brindisino, capitanato al PalaCarrara dal vice presidente Fernando Marino (che che, insieme a Legadue, ha fatto di tutto per avere la diretta tv, che alla prova della gara che i fortunati hanno potuto vedere, era meritatissima, sacrosanta), che ha affiancato patron Ferrarese con slanci ed entusiasmi sani e puri, e del popolo biancoceleste. Che, poi, sfollando dal Palazzetto di Pistoia porteranno con sé la convinzione di una festa che potrà comunque arrivare.

Come i tifosi di Pistoia, attaccati alla loro beneamata oltre ogni dire, finendo magari nell’eccesso esagerato di alcuni ogni tanto, gioiranno di a lungo di un’altra impresa incredibile, altra perla da conservare in cineteca o nei ricordi che si portano nel cuore, che sono quelli indimenticabili. E di momenti così il presidente storico Roberto Maltinti, il suo staff e il popolo di Pistoia ne hanno tantissimi da conservare quest’anno.
Storia di basket e di uomini è stato il tema da cui siamo partiti nel racconto di questa gara3. E su esso ritorniamo. Uomini sono i tifosi con le loro passioni. E uomini sono i protagonisti sul campo. Uomini che si sono dati battaglia senza farsi la guerra. Da duri, perchè lo sport è anche ,questo, con fierezza.
Una partita maschia, di una bellezza selvaggia e arrapante anche per questo. Perchè una finale per essere esaltante non può non vivere anche di agonismo e duelli rusticani, che contribuiscono alla riuscita dello spettacolo, se si resta nei canoni della cavalleria sportiva, e questa gara3 è stata essenza allo stato puro di cosa si vuole da una finale. Virilità, determinazione, voglia d vincere, talento e classe. Tutto.
In una trama pazzesca dove solo il campo può portarti. alla faccia di tutte le previsioni, le competenze e le logiche tecniche. Perchè di logico in una partita così, c’è stato soltanto la voglia di vincere di tutti. Cosa c’è di logico, quale libro cestistico, può dimostrarne la valenza scientifica, se vinci pur se i tuoi playmaker (gli incolpevoli Saccaggi, dopo tante prove di credibilità, ma la prima volta in una finale resta la prima volta, e l’appena resuscitato Mathis, 2 punti e 3 assist comunque) non trovano i giri giusti, se il tuo terminale e giocatore di maggior peso , l’Mvp dell’Anno, è stanco e soprattutto braccato da una difesa quasi perfetta: poi, però, è lui, Hardy, (in 40’ 14p, 4/14, da due, 0/2 da 3, 4/8 ai liberi, ma comunque 4 rimbalzi, 4 recuperate, ben 7 assist e 6 falli subiti), a siglare l’ultimo canestro, quello che vale l’apoteosi . Di vero c’è solo la forza degli uomini , di quello che hanno dentro e riescono a tirare fuori.
Pensate a come avrebbe potuto vincere Brindisi, se Renfroe avesse dato un leggero effetto in più all’ultimo pallone, e a come si era ripresa la possibilità di provare a vincerla di nuovo, con quel tiro di Ndoja che pur ancora non aveva segnato triple, ma come fanno gli uomini forti non ha tremato. Di più, pensate a come, poi, l’ Enel Brindisi abbia avuto anche il pallone per vincere nei supplementare: in entrambi i casi anche se il suo fenomeno californiano e match winner designato era già fuori per falli da un pezzo: niente di logico, ma ancora una volta la forza degli uomini veri.

Storie di uomini come sono i coach che non sono solo portatori di conoscenze tecniche ma comandati di truppe fatte di emozioni e sensazioni. Bucchi e Moretti, si sono battagliati a tutto campo. Nella scontro tecnico e in quello tra condottieri di personalità.

Storie di uomini, abbiamo detto e ripetuto: come chiosa finale, ci piace identificarle con la faccia di Giacomo Gurini (in 31’ 14p, 5/7 da due, 0/2 da tre, 4/5 ai liberi,, 7 rimbalzi, 2 stoppate, 2 recuperate, 1 assist e quella cosa che i numeri: i momenti in cui ha fatto la maggior parte del suo prodotto) soprattutto quella dei suoi magnifici, epici 7 minuti (11 punti, di cui 9 in 2’, e le due stoppate i in questa fase) da eroe positivo, esemplare, vero.
Ma anche la faccia immutabile nel tempo di Gek Galanda (in 26’ 12+,7, 3/6,1/ 3, 3/ 4) che è decisivo nella stessa fase in cui esplode Gurini. Gek da il via sul -9 (53-61) e poi ne firma altri 7 punti (il tutto pure lui in 7’ di fuoco) fino al +3 sul 73-70, alternandosi al Guro in una serie di colpi da giocatori cui, come direbbe Tanjevic, “culo non mangia pigiama”, un esempio, Gek, per chi vuole diventare un campione senza età.

O quella di Bobby Jones (in 34’ 31 punti di cui 15 nella ripresa, 22 sommando il supplementare: poi, 6/11, 3/6, 10/13, 9 rimbalzi, 12 falli subiti, 2 recuperate, 37 valutazione, la più alta di tutti) pure nella sua doppia personalità,,ma irresistibile quando non stacca la spina; gli altri, stasera meno luminosi di altre volte, comunque uomini meravigliosi r fedeli di un gruppo quasi unico.

E da parte di Brindisi, quella di un Gibson (in 33’ 30p, 5/12 da due, 4/7 da tre, 8/11 ai liberi,5 rimbalzi, 3 assist, 10 falli subiti, 4 perse, 25 valutazione) che fin che è stato in campo era un ira di dio.
O quelle di un Zerini (in 18’ 14p, il suo high in Legadue, 1/ 2,, 3/ 4, 5 rimbalzi) e Giuri (in 21’ 7p, 2/3, 1/1, 5 rimbalzi) che avrebbero meritato maggior fortuna la festa per la serata e la gioia più grande della loro vita.
O di un Ndoja (7+4 in 24’, 0/1, 1/ 4, 4/4) che , da capitano senza paura, non perde mai la lucidità anche se Jones lo attacca da ogni dove, di un Formenti che si sfinisce (tanto da perdere bussola e mira in attacco, punti, 0/3 al tiro, 5 perse) alla caccia di Hardy (, di un Maestrello (2/3 nelle triple) pure lui modello proletario di successo.
Grazie a tutti: questa partita ce la ricorderemo per un pezzo!

13 06 2012 - 14:12