"Enel Brindisi, comincia l'avventura con il coro dei 2mila in piazza"

Di Andrea TUNDO

BRINDISI (2 settembre) – Quando su piazza Duomo si abbassano le luci, cala il silenzio. A romperlo sono la voce di Sabrina Passante, madrina della serata, e le immagini dei successi che hanno condotto Brindisi fin qui, alle porte della LegaA che scatterà il 17 ottobre.
Un film emozionante che fa scorrere un brivido lungo la schiena dei duemila assiepati nel cuore della città. Brindisi accoglie così la sua nuova squadra, chiamata a sbiadire i ricordi di quel magico campionato tra i giganti del basket, ormai datato. Da Sardano a Crispin, da Bazzucchi a Bryan gli anni della gestione Ferrarese, seduto in prima fila da buon padrone di casa, vengono racchiusi in un vortice di emozioni che culmina con le immagini di Perdichizzi portato a spalla dai tifosi nel palasport di Scafati.

Poi via, la kermesse prende piede davvero. Mino Taveri chiude il libro dei ricordi e apre la finestra sul futuro. Una sbirciatina nel passato la fa il sindaco Domenico Mennitti, il primo ad essere chiamato sul palco: «Conserverò per sempre come un ricordo bellissimo, il giorno in cui questa società nacque. L’ho vissuto in prima persona ed è dentro di me». Tra ieri sera e quel giorno, c’è un rapporto di tanto in tanto tribolato che Mennitti appiana così: «Viviamo queste situazioni, questi momenti di gioia tutti insieme: è un fenomeno bello per la città. Brindisi ha nel sangue il basket, era così anche quando arrivai tanti anni addietro. Credo di poter dire che è così da sempre». Frasi bagnate dagli applausi convinti del pubblico, anche perché il sindaco riporta in primo piano il palaEventi, definendo «un miracolo quello che l’amministrazione ha fatto per il basket visti i tempi che corrono».

Ed è bene che il nuovo palasport arrivi davvero, perché quando Ferrarese prende in mano il microfono per parlare di basket c’è da entusiasmarsi, come sempre. Dal numero uno Corlianò ai tifosi (che il presidente di Lega Renzi definisce «uno spettacolo nello spettacolo») quell’appellativo che a giugno sembrava diventato scomodo, risuona più forte di prima: Ferrarese è per tutti ancora il patron. E lui non sfugge, anzi rilancia: «Il basket e la serie A non potranno mai morire. Come cittadino e come istituzione mi batterò perché questa stella continui a splendere. Per sempre». Eccola, la promessa che i duemila stipati in piazza Duomo attendevano. Nuove ascese, ora che si è preso posto nell’attico, non se ne possono più chiedere, e allora la parola magica diviene “continuità”.

Quella che alla Bartolini Brindisi mancò negli anni ’80, evocati da uno straripante coach Dan Peterson, guest star della serata. «Ogni volta che incontro brindisini mi ricordano che qui persi con il Billy Milano. Sì, ma nessuno ricorda che non avevano a disposizione Dino Meneghin. Anche Mino (Taveri, ndc) lo fa», scherza il santone della pallacanestro italiana. Peterson è un fiume in piena: scappa una parola di troppo e, con monsignor Talucci a pochi passi, non possono che piovere risate; poi è il turno di un aneddoto su Puglisi («Lo mandai a quel paese, poi mi avvisarono che era un ex boxeur e tornai sui miei passi»). Ma il ritorno di una piazza così morbosamente legata a questo sport merita anche uno squarcio di parole pesanti e Peterson regala anche quelle quando si definisce «un nostalgico delle città che incontravo quando ancora sedevo in panchina. Sono felice che Brindisi sia tornata sulla cartina geografica del grande basket». Sport che in città esplose grazie ad una persona «quel grandissimo, anzi leggendario personaggio qual era Elio Pentassuglia». Gli anni passano e le vittorie crescono, ma gli aficionados del basket regalano sempre a lui gli applausi più intensi.

La serata (oggi trasmessa integralmente su Studio 100 alle 16.05) è un crescendo continuo che culmina quando arrivano loro, gli attori che il regista Perdichizzi è chiamato a dirigere sul grande palcoscenico della LegaA. Salgono sul palco uno ad uno, tra due ali di bambini e l’urlo del pubblico. Dal neo-capitano Nikola Radulovic al mastodontico Eric Williams, tutti promettono scintille condensate nell’auspicio di Perdichizzi, solleticato dalla fame di Ferrarese: «La quota salvezza (13 vittorie, ndc) è il primo obiettivo. Ma non bastano né al patron né a me». Figuriamoci a tutto il resto della piazza, già pronta a mettersi in moto per stupire l’Italia del basket, quella che conta davvero.

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Per gentile concessione di Nuovo Quotidiano di Puglia

2 09 2010 - 19:30 - Condividi su Facebook