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Di Roberto Guadalupi

L’8 marzo 1981 la Pallacanestro Brindisi ha la possibilità di disputare l’ultima gara di campionato in casa. Tutto il resto della stagione non conta più nulla, c’è solo questa partita contro il Fabriano: chi vince sale in A/1, chi… non vince avrà un’altra stagione per recuperare la delusione per l’occasione persa! Non sembra esagerato fare un paragone con una odierna quinta partita di play-off, ma con il vantaggio del fattore campo. Non c’è possibilità di appello; una gara senza un dopo! Non c’è più tempo per recuperare!
L’esito di quell’incontro è noto ai più: vince la Pallacanestro per 71-68; le due partite di play-off servono solo a fare passerella; in quel momento inizia l’avventura in A/1!
Son passati 29 anni! Un lungo periodo di tempo arrotondabile in “troppiannifa”!
Ma che Italia è quella? Che vita si fa a Brindisi?
Per ricordarla a chi c’era e presentarla velocemente a chi non c’era, si può dire che è un paese in cui un quotidiano costa 400 lire; i brindisini si distraggono scegliendo tra Tele Brindisi Centrale (messa al mondo con tanto amore, ma, al solito, con poche possibilità economiche, da Gino Spedicato) e Tele Radio Trans (di proprietà di Icilio Capriolo); Domenica In è presentata da Pippo Baudo; nei cinema locali si proiettano: Il piccolo lord, Mi faccio la barca e Spaghetti a mezzanotte; gli appassionati di calcio locale seguono la squadra che, guidata da Adelmo Capelli, in quello stesso 8 marzo pareggia a Squinzano per 1-1 nel campionato di C/2; la Juventus e la Roma guidano la classifica di serie A, mentre il Milan è in vetta a quella di serie B (i fasti berlusconiani sono ancora di là da venire!).
Il sindaco di Brindisi è Bruno Carluccio, il suo vice Nicola La Forgia.
In quella domenica di inizio marzo, almeno a Brindisi, passa in secondo piano anche la “Festa della donna” con i tanti alberi di mimosa distrutti ed i giornali che riportano sistematicamente la storia delle tante lavoratrici morte nel rogo della fabbrica di camicie.
Di stretta misura, si diceva, ma si vince: 71-68 (Brindisi: Torda, Cavaliere, Fischetto 2, Colonnello, Spinosa 9, Labate, Pedrotti, Howard 32, Yonakor 14, Malagoli 14. Coach: Pasini. Fabriano: Casanova 4, Servadio, Valenti 5, Sonaglia 14, Paleari, Gambelli, Giumbini, Crow 31, Gelsomini 2, Beal 12. Coach: Bucci. Arbitri: Gorlato Udine, Zanon Venezia), ma il successo rimane a Brindisi con tutti i festeggiamenti del caso!
La ciliegina sulla torta è rappresentata dalla partecipazione ai play-off per lo scudetto; due partite in cui i brindisini (sulle cui maglie spunta il nome della ditta “Bartolini”, il primo sponsor vero!) mettono in difficoltà la Sinudyne Virtus Bologna, in special modo nella prima gara, quella giocata in Emilia e persa dai brindisini per 99-91 con un Howard stratosferico e non potendo contare su un Malagoli all’altezza delle sue capacità. Senza storia la gara di ritorno (66-82 per gli ospiti).
Mentre i tifosi brindisini continuano a festeggiare i dirigenti devono dedicarsi all’allestimento della squadra che deve affrontare la nuova avventura!
Il primo tassello da inserire è quello del tecnico. Piero Pasini, dopo due splendide stagioni e due, altrettanto splendide, promozioni lascia la panchina libera. Stanchezza del “Topone” di Forlimpopoli o decisione di intraprendere strade nuove da parte del presidente Scotto?
Matura una decisione quanto mai difficile da condividere.
Ci sono tanti bravi tecnici italiani in circolazione in quel periodo; tanto per fare qualche esempio: un giovanissimo, ma già valido, Massimo Mangano, Gianfranco Lombardi o Gianfranco Benvenuti e Giuseppe “Dido” Guerrieri, gente che tornerebbe estremamente utile ad una neo-promossa.
In Israele, sulla panchina del Maccabi Tel Aviv (che ha appena vinto la Coppa dei Campioni contro la Sinudyne Bologna), si scova un tecnico statunitense, Rudy D’Amico, che ha il grosso difetto di non conoscere assolutamente il basket italiano e tutto quello che gira intorno.
Il “paisà” entra in contatto con il basket italiano proprio a Brindisi, in seguito rimane ad allenare per un’altra decina d’anni, ci sono anche sei stagioni a Firenze.
Anche l’allestimento della squadra non sembra all’altezza della situazione. Sergio Sarra è una guardia che arriva da modeste esperienze maturate alla Fortitudo Bologna ed a Mestre e che poi continuerà a Ferrara; Alessandro Goti è prelevato dall’altra sponda bolognese, la Sinudyne.
A far coppia con il confermatissimo Otis Howard ecco Cliff Pondexter, fratello di quel Roscoe che avrà più successo a Venezia e Gorizia.
Buoni giocatori, ma che non permettono certo il salto di qualità ad una squadra che deve continuare a fare affidamento unicamente sui punti di Claudio Malagoli, i rimbalzi di Howard ed il gioco costruito da Checco Fischetto!
Ci si illude, non si vuole vedere la realtà: è una squadra che non ha molte speranze di salvezza rispetto a corazzate come quelle di Varese, Cantù, Milano, le due bolognesi, Venezia, Torino che, all’epoca, fa parte del lotto delle più forti.
Il calendario si diverte a mettere la Bartolini, al primo turno (il 27 settembre 1981), a confronto con una squadra che era all’epoca, e continua ad essere oggi, un pezzo di storia del basket italiano: Cantù che ancora schiera Pierluigi Marzorati e quella sua mitica maglia numero 14 che sembra un tatuaggio, un giovanissimo Antonello Riva ed è guidato in panchina dal “vate” Valerio Bianchini. Non ci può essere battesimo peggiore!
Si torna dalla Brianza con una pesante sconfitta: 101-72. Particolare da non dimenticare: è la squadra che porta cucito in petto lo scudetto tricolore!
La prima vittoria si festeggia al secondo turno, all’esordio interno. Si fa festa contro il Bancoroma: 88-82 il risultato finale.
La diversità di forze si delinea con una certa facilità. Nel corso del girone di andata si centrano altri due successi soltanto. Alla sesta giornata i brindisini regolano l’Acqua Fabia Rieti, 75-72 (guidato da Claudio Vandoni e che schiera gente come Sojourner e Zeno).
Il momento di vera trance agonistica si vive il 15 novembre: Bartolini Brindisi-Billy Milano 74-72.
Sembra doveroso ricordare il tabellino di quella sera: Brindisi: Sarra 8, Campanaro, Cavaliere, Fischetto 2, Spinosa 2, Malagoli 22, Howard 28, Pondexter 12, Goti, Vitali. Coach: D’Amico. Milano: D’Antoni 20, Lamperti 2, Ferracini 10, Gianelli 18, Premier 22, Gallinari, Innocenti, Della Monica, Del Buono, Pignolo. Coach: Peterson. Arbitri: Cagnazzo e Filippone di Roma.
Dan Peterson giustifica ancora la sconfitta con l’assenza di Dino Meneghin, ma lunghi come Gianelli e Ferracini avrebbero fatto la felicità di tante altre squadre!
La compagine milanese, per di più, si aggiudicherà il tricolore a fine stagione!
Sono appena sei i punti in classifica al giro di boa; la Bartolini è alla pari con la Jesus Jeans Mestre che, però, farà seguire un ottimo girone di ritorno fino a raggiungere una buona posizione di centroclassifica.
Alla prima giornata del girone di ritorno si registra un altro successo entusiasmante, quello contro la Squibb Cantù: 90-86 il risultato finale!
Antonello Riva mette a segno 32 punti, Marzorati si limita a seguire la squadra della panchina e sostituire, di fatto, Bianchini (è stato squalificato e non si è ritenuto opportuno pagare la penale!).
Un momento delicato si vive il 10 gennaio. A Brindisi è di scena la Recoaro Forlì forte della coppia locale composta da Roberto Cordella e Maurizio Solfrizzi. Si profila l’ennesima sconfitta dei brindisini che sta maturando anche per colpa di una prestazione abbastanza opaca dei giocatori locali. I tifosi, stanchi, iniziano a protestare lanciando palle di carta in campo. Non sarà stato bello, né sportivo, ma punire questa contestazione, più colorita che violenta, con la squalifica del campo per ben due giornate sembra un po’ esagerato.
Ma tant’è! Piove sempre sul bagnato!
Qualcuno vede anche un segnale del destino dal momento che le due partite disputate in campo neutro: contro la Benetton Treviso, a Siena, e contro la Cagiva Varese, a Napoli, sono vinte entrambe! Il dubbio sorge spontaneo: e se si giocasse sempre in campo neutro?!
Non si può fare niente anche perché, dopo aver beccato 34 punti di scarto (119-85) sul campo della Sinudyne Bologna, la stagione regolare si chiude ospitando la Berloni Torino.
A metà febbraio finisce la prima parte del campionato e la situazione della classifica è abbastanza chiara: la Bartolini, 14 punti, chiude la graduatoria, con 4 lunghezze di ritardo rispetto a Recoaro Forlì e Benetton Treviso.
Si parte con i play-off? No, 26 partite sembrano poche e bisogna allungare la stagione, non si possono far partire i play-off a metà febbraio.
Qualcuno ha partorito la “fase ad orologio”; è inutile stare a ricordare come funziona, all’atto pratico si devono disputare altre sei gare: tre in casa e tre fuori.
La squadra, visto che la matematica non è un’opinione, ha ancora la possibilità di centrare la salvezza; si dovrebbero recuperare sei punti sulle due che la precedono! Tutti sanno che è praticamente impossibile, ma il tifoso si illude sempre!
Le ulteriori sei partite rappresentano un ulteriore calvario per i brindisini; la fase ad orologio diventa una serie di rintocchi negativi, un ciclo di incontri che si chiude con cinque sconfitte, mentre si va a cogliere l’unica vittoria esterna targata A/1 a Treviso, nell’ultima gara stagionale: 86-85!
Ci si risveglia dal sogno! La “Massima serie” ha ospitato la compagine brindisina per una sola stagione; i dirigenti si rimboccano le maniche per ritornare nuovamente, e quanto prima, nell’Olimpo del basket italiano… passano 29 anni!
Come diceva il mitico maestro Alberto Manzi? Non è mai troppo tardi!

Per gentile concessione di Senzacolonne-Quotidiano del Grande Salento

12 10 2010 - 17:30